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| Telerete e il governo delle TLC a Padova |
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Rassegna stampa da "Il Mattino di Padova" del 14/05/2009
Gianni Potti, presidente della sezione Terziario avanzato in Confindustria, lo aveva detto a chiare lettere: «A Padova c’è troppo caos nelle linee, la nuova società nata dall’aggregazione di Telerete con Pronet potrebbe diventare un regolatore del sistema di Ict su Padova purché operi insieme al mondo delle imprese». Da Amedeo Levorato, amministratore delegato della nuova Telerete Nordest, la risposta non si è fatta attendere: «Sono lusingato, ma ricordo a Potti che Telerete lavora come operatore di telecomunicazioni in un mercato libero, come tutti gli altri. Vendiamo servizi e facciamo utili, siamo attori e non possiamo per legge essere regolatori, proprio perché il mercato è libero». La realtà del sistema di Tlc a Padova è complesso: la città è un grande generatore di traffico telefonico e dati, collocandosi al quinto posto in Italia perché è qui il riferimento del settore per l’intero Nordest con una presenza di circa venti operatori. E’ proprio questa densissima concentrazione di aziende che ha portato alla nascita della cosiddetta «Padova valley». Sotto terra i tubi in città sono di proprietà di AcegasAps, in Zona industriale sono della Zip, quelli sotto l’autostrada appartengono ad Infracom, quelli sotto le strade dell’Anas sono stati installati dalla ex e-Planet. Chi ne chiede l’uso per posare i propri cavi in fibra ottica paga un affitto al proprietario. «Ed è quello che facciamo anche noi - spiega ancora Levorato - perché abbiamo una concessione e paghiamo l’affitto ad AcegasAps. La legge attribuisce libertà di stendere i cavi a tutti gli operatori che ne facciano richiesta: a Padova c’è una convenzione tra Comune e AcegasAps alla quale è stato affidato il compito di posare i tubi vuoti destinati a contenere i cavi in fibra». La nuova Telerete Nordest, partita ad aprile, dopo il conferimento da parte di Pronet (Provincia di Padova) di asset per circa 5 milioni di euro, vede ora Aps holding sempre in maggioranza con il 51% delle azioni, Pronet al 38%, Infracom all’8% e Camera di commercio al 4%. Pronet, deteneva un buon numero di investimenti sul territorio, ma non erano utilizzati. «Con il conferimento a Telerete, questi beni generano ammortamenti per 400 mila euro all’anno - aggiunge Levorato - e pertanto bisogna fatturare cifre consistenti. Il nostro piano industriale prevede il pareggio nel 2009 e nel 2010 il ritorno all’utile prodotto lo scorso anno». Con questa operazione, prospettata peraltro dal Comune già nel 2006, il socio di maggioranza mantiene la governance mentre alla minoranza, in base agli accordi presi, è andato il maggior numero di consiglieri e la presidenza, retta da Ado Scantamburlo, imprenditore di Camposampiero. «E’ un accordo bipartisan che vede nel cda persone molto qualificate - conclude Levorato - dal docente Giacomo Pasini a Stefano Svegliado, presidente di Etra, da Scantamburlo a Loris Rossato, guida del Cvs. Non abbiamo avuto dubbi su questa scelta perché rappresenta l’incontro tra la città e la Provincia. Troppe volte, in passato, Padova ha perso leadership perché è mancata la capacità di fare squadra su un obiettivo indipendentemente dal colore politico». (Mauro Pertile)
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